La parola alla difesa

Il romanzo uscì nel 1940 e si dice essere influenzato (almeno indirettamente) dalla fine del primo matrimonio dell’autrice, avvenuta più di 10 anni prima.

Il titolo originale, Sad Cypress, richiama esplicitamente il passo della Dodicesima notte di Shakespeare:

«Vieni, morte, vieni e ch’io sia adagiato sotto un funebre cipresso: estinguiti soffio della mia vita. Una bellezza crudele mi ha ucciso.»

Laura Welman è una ricca vedova con l’aura di una benevola matriarca e proprietaria di Hunterbury Hall. Costretta a letto da una malattia debilitante, la donna non ha altri familiari oltre ai due nipoti: Elinor Carlisle, legata a lei da vincoli di sangue, e Roderick Welman, nipote del defunto marito.

Elinor è l’erede universale del patrimonio della zia, ma ha intenzione di sposare Roderick, così da condividere con lui eventuali vantaggi economici.

I loro piani di prosperità vengono però sconvolti dall’arrivo di una lettera anonima che li mette in guardia da Mary Gerrard, la figlia del custode di Hunterbury, il cui avvicinamento a Laura Welman potrebbe complicare la lettura del testamento.

Il romanzo si apre bruscamente già nel cuore dell’azione, come un vero legal drama: Elinor Carlisle è alla sbarra, accusata dell’omicidio di Mary Gerrard e difesa da un avvocato definito da una parte della critica con il nome di “Rischioso difensore”.

Da questo bizzarro prologo, la narrazione si sviluppa fino all’epilogo conclusivo, sempre nell’aula del tribunale, proponendo una variante dell’indagine classica: la vicenda ripercorre gli eventi dall’inizio: dall’arrivo della lettera anonima, alla morte di Mary Gerrard fino alla soluzione del caso, resa possibile esclusivamente grazie all’intervento di Hercule Poirot.